Quanto è importante, in situazioni anche complesse, saper bilanciare la trasmissione di informazioni pragmatiche con un adeguato supporto emotivo?
La qualità della comunicazione medico-paziente può incidere sugli esiti clinici, ed ecco che un dialogo chiaro ed empatico diventa un vero e proprio strumento terapeutico.
Nel caso di pazienti oncologici, ricevere cattive notizie ha un impatto su corpo e mente ed è quindi richiesta un’abilità nel saper interagire efficacemente con persone confuse e spaventate.
La comunicazione in oncologia è parte integrante del percorso di cura. Per il professionista sanitario, scegliere le parole giuste significa sostenere il paziente in una delle fasi più delicate della sua vita, favorire l’adesione terapeutica e costruire una relazione basata su fiducia e ascolto reciproco.
Nel contesto sanitario le parole possono influenzare molto lo stato d’animo del paziente: spiegazioni chiare e un linguaggio semplice aiutano a rassicurare, accogliere e favorire una partecipazione attiva al percorso di cura.
È altrettanto importante sviluppare competenze interculturali, che tengano conto dell’eterogeneità della popolazione con cui si può entrare in contatto oggi, tra lingue, culture e religioni diverse.
È bene ricordare che in assenza di informazioni chiare, pazienti e caregiver potrebbero anche cercare supporto altrove, per esempio sui social o in internet, senza certezze sull’attendibilità delle fonti.
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La diagnosi oncologica porta con sé paura, incertezza e fragilità.
Il medico o qualsiasi altro professionista sanitario si trovi a dover dire la verità a un paziente oncologico, affronta una sfida davvero complessa: quanto comunicare, come farlo e con che tempistiche?
Gestire questo colloquio richiede competenze specifiche e prevede diverse criticità.
Familiari e caregiver sono parte integrante del percorso di cura, e la loro presenza è spesso fondamentale per alleviare il peso della malattia oncologica. Tuttavia, è necessaria un’abilità comunicativa maggiore, perché vanno tenute conto le esigenze e le emozioni di più persone.
Un approccio che coinvolga queste figure di supporto è però fondamentale e va personalizzato: per esempio, il paziente potrebbe voler conoscere solo una parte delle informazioni, mentre al caregiver che deve prestare assistenza è necessario comunicare più dettagli.
È bene infine ricordare l’importanza di adattare ogni condotta al singolo caso, senza mai standardizzare azioni e comportamenti.
Senza una formazione mirata, il professionista può trovarsi impreparato e rischiare di trasmettere messaggi contraddittori o poco empatici. Non solo i medici oncologi, ma tutte le figure potenzialmente coinvolte nel percorso di cura (nutrizionisti, infermieri, psicologi, farmacisti, medici di base…).
Dedicare spazio a una comunicazione efficace durante la visita richiede sì più tempo e impegno, ma apporta benefici concreti e a lungo termine, sia per il paziente che per il professionista.
Comunicare efficacemente con un paziente oncologico è una competenza che si può acquisire e rafforzare.
“Comunicazione nel Paziente Oncologico: Modelli Psicologici e Strategie Operative per un Intervento Clinico Efficace” è il corso ECM di Pharlo per imparare a non solo gli aspetti tecnici della comunicazione, come la comunicazione delle cattive notizie, ma anche a fornire una comprensione più profonda dei processi mentali e delle reazioni emotive che i pazienti possono attraversare.
Comunicare, quindi, non è sinonimo di informare. Le parole sono parte della terapia, e imparare a usarle con consapevolezza ed empatia permette al professionista sanitario di accompagnare il paziente oncologico nel suo percorso con maggiore efficacia e umanità, costruendo una relazione che diventa risorsa.
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