L’accessibilità digitale, oltre a essere un obbligo di legge, è soprattutto un principio etico e professionale che riguarda ogni realtà sanitaria, anche privata.
Dal sito dello studio medico alla farmacia, garantire esperienze accessibili significa tutelare i diritti di tutti e offrire un servizio realmente inclusivo.
Sito e servizi online (prenotazioni, modulistica, pagamenti, referti) devono poter essere utilizzati dal maggior numero possibile di persone, comprese quelle con disabilità sensoriali o cognitive.
Nell’immaginario comune si pensa che l’European Accessibility Act valga solo per la sanità pubblica, ma in realtà la legge si applica anche al settore privato: studi medici, farmacie e centri privati con siti web o piattaforme online devono rispettare i criteri di accessibilità.
La definizione operativa di accessibilità è semplice: progettare e sviluppare siti, strumenti e tecnologie in modo che possano essere usati dal maggior numero possibile di persone.
Non parliamo solo di cecità o sordità: la disabilità è uno spettro che include condizioni lievi e diffuse (presbiopia, riduzione dell’udito, difficoltà di memoria o attenzione), fenomeni in crescita in una popolazione che invecchia. Ignorare questa realtà significa escludere una quota rilevante di pazienti e clienti.
Rendere accessibili i propri strumenti digitali significa migliorare l’esperienza di ogni utente.
Un sito chiaro e leggibile da tutti rispetta la normativa, aumenta la fiducia, la fedeltà e la reputazione dello studio o della struttura sanitaria. Se i contenuti sono navigabili con tecnologie assistive, si riducono ostacoli e frustrazione.
L’utente sceglie sistematicamente il sito che gli offre l’esperienza più adatta alle sue necessità. C’è quindi anche un impatto tecnico e strategico: i siti accessibili sono premiati dai motori di ricerca, risultano più performanti e raggiungono un pubblico più ampio.
In questo senso, l’accessibilità è una vera opportunità per migliorare la comunicazione e la qualità percepita del servizio sanitario.
Dal 28 giugno 2025 è entrata in vigore la piena applicazione dell’European Accessibility Act (recepito in Italia con il D.Lgs. 82/2022), che impone a chi eroga servizi digitali al pubblico di garantirne la fruibilità equivalente per tutti gli utenti: consultazione delle informazioni, prenotazioni, acquisti e interazioni devono essere possibili anche per chi ha specifiche necessità.
Tra gli adempimenti compare la dichiarazione di accessibilità: un documento spesso percepito come “mostro sacro”, ma che diventa lineare quando si capiscono le logiche e i confini applicativi.
Per applicare la legge agli strumenti già esistenti è previsto un periodo transitorio fino al 2030: c’è quindi tempo per comprendere, pianificare e intervenire con criterio, evitando corse confusionali o investimenti affrettati.
Queste scelte non giovano solo a chi ha una disabilità, ma anche a utenti in condizioni “situazionali” (schermi piccoli, ambienti rumorosi, scarsa luce), cioè a molti dei tuoi pazienti.
“Accessibilità digitale: obblighi, strumenti e buone pratiche per i professionisti della sanità privata” è il pratico corso ECM FAD di Pharlo che offre esempi concreti per comprendere come verificare se il proprio sito o servizio digitale rientra nella normativa, cosa fare per garantire la conformità e come e quando redigere la dichiarazione di accessibilità.
L’accessibilità digitale è una responsabilità professionale ed è un segno distintivo saperlo, ma è prima di tutto tutela della persona: oltre alla conformità normativa, se i tuoi pazienti possono informarsi e prenotare senza barriere stai già migliorando l’assistenza, la qualità del servizio e la tua reputazione.
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